25/4/2009 - Quando il jazz era anche rock (e non solo)
PERIGEO
La Valle dei Templi (1975)
Quale peggior gratifica per un artista che l’essere malignamente paragonato a un altro? E quale miglior soddisfazione, per lui, che l’elevarsi al di sopra delle voci ostili che vorrebbero identificarlo soltanto come un pedissequo imitatore, e riuscire a smentirle, poi, grazie alla propria indubitabile originalità?
È senz’altro questo, tra i tanti, il caso dei Perigeo, sin dall’esordio etichettati spesso e sbrigativamente come i «Soft Machine italiani». Fermo restando che, se la critica si fosse degnata di un più attento e doveroso ascolto, a sottolinearne l’estro e la sostanziale diversità rispetto alla band di Canterbury sarebbero bastati i precedenti lavori del gruppo (Azimut, 1972; Abbiamo tutti un blues da piangere, 1973; Genealogia, 1974), ecco che l’uscita di quest’album rivoluzionario, inciso subito dopo un fortunato tour di spalla ai Weather Report, mette una volta per tutte le cose in chiaro e consacra i Perigeo quale splendida realtà del panorama jazz-rock non soltanto nazionale.
Se i dischi precedenti erano serviti a creare un sound e uno stile fortemente personale, infatti, La Valle dei Templi non fa che portare a completa maturazione il discorso intrapreso sin dagli inizi. Fattore determinante, oltre a un maggior affiatamento e ad una palese crescita stilistica del quintetto capitanato da Giovanni Tommaso (senz’altro uno dei migliori e più innovativi contrabbassisti italiani), e comprendente inoltre Bruno Biriaco alla batteria, Claudio Fasoli al sax, Tony Sidney alla chitarra e Franco D'Andrea al piano, è forse l’intervento del percussionista Tony Esposito – qui in veste di ospite – il quale riesce a donare alla sezione ritmica una più intensa dinamicità, contribuendo così a rendere i brani dell’album meno statici e più vitali rispetto ai lavori del passato.
Tamale esordisce subito in modo impetuoso, con tutti e cinque gli strumenti impegnati in una vertiginosa scala pentatonica, cui seguono diversi temi e improvvisi stacchi di piano elettrico. 2000 e due notti ci immerge invece in quella che è una costante di molte delle undici canzoni presenti sul disco, e cioè un’atmosfera evocativa, a volte addirittura rarefatta, carica di mistero, ma squarciata continuamente dalle improvvise apparizioni del sax e della chitarra (trattata con robuste distorsioni e wah-wah) e da repentini cambi di tempo. Altrettanto 'misteriose' sono Eucalyptus e Alba di un mondo, minacciosa la prima, con le sue lunghe note di chitarra elettrica e l’incedere marziale della batteria, sognante l’altra, con un sax stridente che emerge sopra tutti gli altri strumenti. Cantilena è un brano raffinato, al quale le particolarissime armonie del piano e un tema semplice ma efficace regalano una certa aria di spensierata dolcezza. Looping è un geniale jazz in ¾, sospinto da una base ritmica incalzante e dal potente suono del basso distorto. Il gran lavoro di Giovanni Tommaso emerge anche in Periplo, brano parecchio articolato in cui il refrain di chitarra e sax viene magistralmente scandito da un robusto incedere percussivo. Introdotto da un un’atmosfera quasi sinistra, La Valle dei Templi è un piccolo gioiello dai toni cangianti sul quale si alternano via via intonazioni vocali, effetti elettronici, cambi ti tempo e ricami strumentali che sfociano poi nel parossismo finale della chitarra. Mistero della Firefly, dopo un’introduzione che sembrerebbe presagire un pezzo dilatato e tenue, si trasforma invece in una grande cavalcata dove gli strumenti fanno a gara per staccarsi vicendevolmente dal magnifico tema, salvo poi rientrare nel tessuto principale, in un alternarsi incredibile di parti solistiche e corali. Pensieri è un brano distensivo, giocato quasi tutto sul pianoforte e le tastiere, mentre Un cerchio giallo, con la chitarra acustica e i suggestivi intrecci di sax e piano, chiude nella miglior maniera possibile un album capolavoro.
La Valle dei Templi è il frutto di una band dotata di grande virtuosismo, capace di una perizia tecnica mai ridondante e fine a se stessa, e che nel corso degli anni ha saputo brillantemente oltrepassare i canoni e i cliché del jazz-rock, del prog, e di qualsiasi altra scomoda, arbitraria e inutile etichetta proposta dalla critica specializzata.
Brano migliore: Mistero della Firefly
Perché è su Relics: Perché azzardare un paragone tra i Perigeo e un qualsiasi altro gruppo è un sacrilegio.
Dove ascoltarlo: Davanti al Tempio della Concordia nella Valle dei Templi di Agrigento, come sembrerebbe suggerire l’affascinante copertina, sebbene si possa apprezzare benissimo anche stando comodamente seduti nella poltrona di casa propria.
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