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Balla Con Me

29/4/2009 - C'era una volta a Canterbury...

 

 

KHAN

Space Shanty (1972)

 

     Alla fine degli anni ’60 andava prendendo forma quella che poco più tardi, dal nome della città inglese che ne sarà l’ambiente principale, verrà battezzata all’unanimità «scena di Canterbury». Proprio in questo stesso circuito, per mano del chitarrista Steve Hillage e del tastierista Dave Stewart, nascerà il progetto Uriel. Grazie a un’intensa attività concertistica la band si guadagnerà una certa fama, senza tuttavia riuscire a procacciarsi nessun valido contratto discografico. Nel 1969, prima che Stewart si separasse dal compagno per dar vita agli Egg, con l’ausilio di altri musicisti i due licenziarono un album a nome Arzachel. Da allora le loro carriere prenderanno direzioni diverse, con Stewart attivamente coinvolto negli Egg – con i quali inciderà tre album – e Hillage impegnato a frequentare le lezioni della Kent University. Gli studi, però, non distolgono quest’ultimo dalla passione per la musica, e nello stesso periodo – in cui frequenta due gruppi che avranno in seguito una certa notorietà, i Caravan e gli Spirogyra – compone e archivia parecchi brani. Nel 1971 ritrova il compagno Dave Stewart e gli propone di aiutarlo nelle registrazioni per un nuovo progetto – i Khan appunto – il cui materiale è già quasi tutto pronto. I due rimediano un buon contratto discografico con la Deram e l’anno successivo, insieme al bassista Nick Greenwood – già con I Crazy World of Arthur Brown – e al batterista Eric Peachey, incidono l’album Space Shanty.

     Già da queste poche note storiche si evince quello che la critica ha messo ripetutamente in evidenza a proposito della cosiddetta scena di Canterbury, e cioè che al di là delle formazioni, i singoli musicisti hanno da sempre collaborato tra di loro, a volte dando vita a progetti paralleli, altre partecipando come ospiti ai lavori di band variamente imparentate fra di loro, altre ancora mettendo insieme degli ensemble utili per il solo spazio di un disco. Come si vede è questo il caso dei Khan, i quali – dal momento che Hillage, com’è noto, andrà prima a far parte dei Gong di Daevid Allen, con i quali registrerà la trilogia di Flying Teapot, e poi intraprenderà la carriera da solista – non avranno seguito alcuno dopo Space Shanty. Questo, com’è lecito, potrebbe far pensare a dei brani un po’ estemporanei e improvvisati, ma non è certo il caso del lavoro che stiamo prendendo in esame. Senza timore d’affermazioni oltremodo iperboliche, è legittimo – nonché doveroso – dare a questo disco la posizione che merita, ossia un posto tra i migliori album non solo del Canterbury sound ma del progressive inglese in generale. Lontano sia dall’inguaribile malinconia dei Caravan (o degli Hatfield and the North) che dal piglio jazz di molte formazioni canterburiane, Space Shanty possiede tuttavia la vena sognante degli uni e la perizia tecnica delle altre, mescolando sapientemente il delirio cosmico dei Van der Graaf Generator con l’epicità degli Uriah Heep e un certo andamento freak tipico della scena di Canterbury. 

     Voler descrivere le sei tracce che compongono l’album sarebbe forse troppo pretenzioso, data la complessità di ogni brano e la sovrapposizione di atmosfere e stili che li contraddistingue. Si potrebbe sottolineare il fascino della voce di Greenwood – specie in Driving to Amsterdam, dove risulta ancor più calda ed emozionante – oppure il cantato di Hillage, più teso e graffiante, a ben sostenere i brani nei quali domina in misura maggiore il decostruttivismo degli schemi convenzionali; potrebbero venir ricordati ancora gli splendidi assolo di chitarra – soprattutto quello che esplode improvviso in Stranded Effervescant Psychonovelty N0.5 – o le meraviglie sonore create dalle tastiere di Stewart, ora delicate ora aggressive, sempre in evidenza ma senza mai risultare invasive. Si potrebbe dire molto altro ancora, su ogni singolo musicista, su ogni singola canzone, persino su ogni singolo passaggio o frammento dell’album, ma perché perseverare? E perché voi dovreste continuare a perder tempo leggendo questa recensione? Quello che c’era da sapere lo avete saputo, non vi resta che procurarvi improrogabilmente e il più in fretta possibile questo gioiello senza tempo.

 

Brano migliore: Stranded Effervescant Psychonovelty N0.5

 

Perché è su Relics: E dove volete che sia se no?

 

Dove ascoltarlo: In macchina percorrendo il tunnel della Manica diretti a Canterbury.   

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