7/5/2009 - Italienische kosmische Muzik
BAFFO BANFI
Ma, dolce vita (1979)

Giuseppe “Baffo” Banfi fu uno dei due tastieristi della storica band lecchese Biglietto per l’inferno. Subito dopo l’uscita del primo omonimo album, nel 1974, il gruppo intraprese una fortunata tournée che portò i suoi componenti dapprima in giro per l’Italia e successivamente anche in Svizzera. Proprio durante uno di questi concerti oltre le Alpi Baffi e compagni ebbero modo di conoscere Klaus Schulze. Da questo incontro – casuale! – si gettarono le basi per una futura collaborazione: l’ex Tangerne Dream, infatti, si sarebbe dovuto occupare della produzione del successivo album della band di Lecco. Come sappiamo, però, i Biglietto per l’inferno si sciolsero di lì a poco – forse a causa del fallimento della Trident – e malgrado all’indomani della tournée fosse già quasi del tutto ultimato, Il tempo della semina uscì postumo soltanto vent’anni dopo.
Nonostante le disavventure che portarono alla fine del suo storico gruppo, e alla momentanea sospensione dell’attività concertistica, Baffi cercò di mantenere vivi i contatti con Schulze. Così, dopo l’uscita del suo primo album da solista (Galaxy my dear, 1978), pubblicato da una piccola casa discografica italiana, la Red Record, Banfi ebbe modo di registrare il suo nuovo lavoro direttamente per l’etichetta di Schulze, la Innovative Communication. L’album, interamente strumentale e pregno di quelle atmosfere tanto care a certa parte della Kosmische Musik tedesca, quasi a volerne sottolineare la diretta discendenza venne pubblicato solamente in Germania. In effetti Ma, dolce vita, senza nulla togliere all’effettivo potenziale del disco, sembra davvero partorito in quel clima dove già in precedenza erano nati Phaedra e Stratosfear dei Tangerne Dream o Moondawn dello stesso Klaus Schulze.
Apre l’album Oye cosmo va, un brano che sin dal titolo sembrerebbe preludere a una qualche ironica parodia – e in effetti l’inizio giocato tutto sul ritmo e l’effettistica suona un po’ beffardo e straniante – ma che lentamente si dilata e si arricchisce di sovrapposizioni armoniche senza lasciare più alcun dubbio sulla svolta cosmica di Banfi. Quella dolce estate sul pianeta Venere ci immerge invece fin da subito in un’atmosfera onirica, eterea, mantenendo inalterato per tutta la durata del pezzo un certo tono nostalgico e sognante, cadenzato, a tratti sfuggente. Vino, donne e una tastiera è un brano che potrà forse strapparci qualche sorriso per il titolo, ma che durante l’ascolto ci ipnotizza col suo ritmo lento e sincopato, a dettare l’andamento delle tastiere e scandirne le malinconiche melodie. Astralunato è un breve ma fascinoso divertissement, un intermezzo di pulsioni sonore che sembrano provenire da uno spazio remoto, indeterminato. Fantasia di un pianeta sconosciuto occupa interamente la seconda facciata del disco con i sui diciotto minuti di follia elettronica. Tutti gli elementi presenti sul primo lato fanno qui la loro ri-comparsa, vengono rifusi e plasmati per creare un’architettura sontuosa e in continua evoluzione, un vorticoso e incessante progredire in cui è possibile individuare due linee armoniche affiancate – una più leggera e impalpabile, l’altra più marcata e vibrante – quasi due linee parallele che corrono una di fianco all’altra, verso l’infinito, senza mai incontrarsi.
Brano migliore: Quella dolce estate sul pianeta Venere
Perché è su Relics: Perché ogni italico amante della Kosmische Musik sappia che d'ora in poi potrà godere anche dei frutti della patria (e ogni teutonico amante della Musica Cosmica che d'ora in avanti potrà anche tener conto di ciò che è stato fatto oltre i confini tedeschi).
Dove ascoltarlo: In terrazzo, con gli occhi alle stelle e la manopola del volume spostata completamente a destra.
|