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Balla Con Me

7/5/2009 - Sotto il segno dell'Ariete

 

 

FRANCO BATTIATO

Sulle corde di Aries (1973)

 

     Franco Battiato non ha certo bisogno di presentazioni. Tuttavia, all’interno della sua vastissima e ultratrentennale discografia, gli album pubblicati nei primi anni ’70 non godono forse della meritata fama, e questo nonostante siano tra i lavori più complessi, articolati e affascinanti della sua lunga carriera. Dopo Fetus (1971) e Pollution (1972), entrambi assai originali e spregiudicati dal punto di vista dei testi e della ricerca musicale, ma comunque non lontani dal percorso intrapreso da numerosi gruppi progressive dell’epoca, ci si sarebbe forse potuti aspettare un disco maggiormente sbilanciato proprio verso quel tipo di sonorità. Il terzo album dell’artista siciliano, però, spiazza decisamente sia il pubblico che la critica, indirizzandosi coraggiosamente verso l’avanguardia, verso una musica «totale», come qualcuno l’ha definita, che poco spazio lascia all’improvvisazione e che si concentra piuttosto sulle partiture. A dominare lungo tutto il disco è una spazializzazione mai sentita prima, una certa aria di assoluta e irripetibile novità, un eccezionale equilibrio fra i moltissimi strumenti presenti e le stupende sovrapposizioni vocali. Non a caso il chitarrista Gianni Mocchetti, sottolineando proprio la straordinaria freschezza compositiva dell’album e la sua unicità sia nel panorama musicale di allora che in quello odierno, dirà: «già nel registrarlo, alla Regson, si avvertiva un fatto anomalo rispetto a qualsiasi altro prodotto fonografico».

     La lunga Sequenze e frequenze copre tutto il primo lato del disco, e già dalle prime note del sax, contrappuntate dalla voce distante di un soprano e dai vagiti sintetici di quel vcs3 tanto caro al cantautore di Ionia, s’intuisce il potenziale di un disco dove nulla è lasciato al caso e ogni minimo dettaglio è curato sin nei minimi particolari, persino nei momenti di più intensa concitazione strumentale. La voce di Battiato s’inserisce lieve e improvvisa su questo tappeto musicale insolito, modulando paesaggi sonori carichi di misterioso fascino e in perfetta sintonia con la nostalgica malinconia del testo, dove, così come avverrà soprattutto nel decennio successivo, sono abbastanza palesi i richiami al passato e all’infanzia: «La maestra in estate ci dava ripetizioni nel suo cortile. Io stavo sempre seduto sopra un muretto a guardare il mare, e ogni tanto passava una nave». Aries  chiaro riferimento al segno zodiacale dell’ariete sotto cui il cantautore è nato – è un brano in costante evoluzione: alle iniziali pulsioni elettroniche si aggiungono via via una sezione ritmica sempre più incalzante, i contrappunti della chitarra e infine un sax dal vago sapore free-jazz. Aria di rivoluzione è un pezzo per certi versi tripartito, ma nel quale si procede senza alcuna apparente soluzione di continuità fra le porzioni del brano, così che, nel volgere di cinque minuti, si passa dall’iniziale parte cantata al recitato in tedesco di Jutta Nienhaus – voce femminile degli Analogy – fino alla bellissima coda strumentale, come se un invisibile filo conduttore legasse insieme le tre parti e rendesse ovvio il passaggio da una dimensione all’altra. Chiude il disco Da Oriente a Occidente, brano dove l’iniziale e vagamente lisergica parte cantata è seguita da un complicato sviluppo strumentale in cui risultano preponderanti i fiati e le percussioni. Il transito dall’uno all’altro livello del pezzo, però, anziché essere camuffato dietro scaltre soluzioni armoniche – come avveniva nel brano precedente – adesso è volontariamente messo in rilievo dallo svolgersi febbrile e per certi versi esotico della seconda parte della canzone, in netto contrasto con la sognante parte iniziale. Nemmeno stavolta, tuttavia, si avverte alcunché di stridente o contraddittorio: ogni singola nota che compone questo capolavoro assoluto della musica italiana, pur nella sua ardita spregiudicatezza, è una tessera posizionata con cura, un tassello imprescindibile collocato sapientemente all’interno di un’architettura sonora sempre in bilico fra acustica ed elettronica.

     Da avere a qualsiasi costo.

 

Brano migliore: Tutti

 

Perché è su Relics: Perché Battiato, nel tentativo di andare oltre, con questo disco è riuscito a spingersi talmente avanti da sembrare irraggiungibile persino oggi.   

 

Dove ascoltarlo: Al concerto di Gigi D’Alessio (muniti del vostro fedele lettore mp3 che per l’occasione sarà opportunamente posizionato at maximum volume e dotato non ti auricolari ma di cuffie dinamiche ad alta fedeltà) cercando di guardare con aria beffarda e canzonatoria quelli che nello stesso momento osservano estasiati il palco.  

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10/5/2009 - Commento Senza Titolo

Postato da Tofani
ma al concerto di gigi d'alessio si può entrare di sgamo o penalizza la fruibilità del disco di battiato?
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10/5/2009 - Commento Senza Titolo

Postato da Relics
La fruibilità del disco verrebbe piuttosto penalizzata dal prezzo del biglietto, visto che tali soldi potrebbero benissimo essere impiegati per l'acquisto di un vinile (possibilmente lontano dal genere neomelodico partenopeo). Va da sé, quindi, che l'entrare a sgamo non soltanto è possibile, ma persino doveroso.
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